TEST SELLA REPENTE ALEENA 4.0

Repente è un marchio italiano specializzato nella produzione di selle. La particolarità dei suoi prodotti sta nel dare al cliente la possibilità di separare la base in carbonio dalla cover e crearsi così la tipologia di sella adatta all’uso che se ne vuole fare.

 width=Nella foto qui sopra potete vedere una Aleena appena tolta dalla confezione. In basso c’è la base in carbonio, che rimane identica in tutta la gamma Repente. Vale a dire che si trova anche nelle due altre selle del marchio, la Kuma e la Comptus. Quello che cambia da sella a sella è la cover. Per farvi un’idea degli altri due prodotti cliccate qui. Per ogni cover/sella esistono 5 diverse grafiche e colori.

La parte in carbonio è lavorata in autoclave, la fibra è una T700. Vale la pena sottolineare come tutto il processo produttivo avvenga in Italia.

Il montaggio è molto semplice, basta appoggiare la cover sulla base ed inserire i tre perni nei relativi fori, dopo averli dotati degli O-ring rossi che vedete in foto. Esercitata una lieve pressione, cover e base vanno fissate tramite tre appositi anelli di tenuta in plastica, inseriti nelle scanalature che ti trovano sulla testa dei perni, ed il gioco è fatto.

SUL CAMPO

Ho provato la Repente Aleena sulla Yeti SB 5.5 che uso per i test di durata. Il peso piuma ben si adatterebbe ad una bici da XC superleggera ma, visto che mi pedalo tutte le salite anche con la Yeti, ero contento di risparmiare circa 100 grammi rispetto alla sella che montavo prima. Come ogni test di una sella va detto in apertura che ognuno ha la sua conformazione fisica e che nel caso dei prodotti Repente ci si trova di fronte ad una sella con taglia unica, quindi non è possibile fare il discorso della misurazione delle ossa ischiatiche per trovare quella più confacente al proprio corpo. Nel caso di Repente, si va dalla Aleena, la più sportiva, alla Kuma, passando per l’intermedia Comptus. Tutte e tre hanno le stesse dimensioni, ma la cover cambia e con essa anche la comodità percepita.

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